La cura nella fase lieve moderata

Il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) si fa carico dei costi del trattamento (piuttosto elevati) nei casi in cui considera che  il rapporto costo-efficacia sia favorevole. Per tale motivo è necessario che la diagnosi e la prescrizione del farmaco sia effettuata in un Centro specialistico noto come Unità di Valutazione Alzheimer (U.V.A.).

Dopo la diagnosi e la prescrizione farmacologica, il paziente deve essere periodicamente controllato dai medici delle U.V.A. e dal Medico di Assistenza Primaria (MAP),  cioè il Medico di famiglia, per valutarne gli effetti e decidere quando è il momento di sospendere l’assunzione del farmaco per la demenza.

Sono passati circa vent’anni dal primo studio condotto su un gruppo di 17 pazienti con malattia di Alzheimer moderata nella quale si dimostra l’efficacia della tacrina nel migliorare i sintomi cognitivi rispetto alle condizioni precedenti al trattamento; questo farmaco però provoca tossicità al fegato.

Da allora in poi sono stati introdotti nel mercato tre farmaci (anticolinesterasici)  più tollerati rispetto alla tacrina:

  • Donepezil (Memac, Aricept)
  • Rivastigmina (Exelon, Prometex)
  • Galantamina (Reminyl)

Questi farmaci agiscono aumentando i livelli di acetilcolina nel cervello e in tale modo favoriscono la trasmissione dell’impulso nervoso. Le linee guida per il trattamento della malattia ne consigliano l’uso nelle forme medio-lievi.

Questi farmaci sono privi di effetti collaterali, soprattutto a carico dell’apparato gastro-intestinale (nausea, vomito, diarrea, dolore addominale) e nervoso (cefalea, sonnolenza, agitazione, confusione).

Fonte: Cummings, 2004 e Giacobini, 2005